Un treno arriva alla vecchia stazione di Pescara. Sulla fiancata si scorge la bandiera svizzera: è un treno di emigranti. Ci sono uomini affacciati ai finestrini: espongono con orgoglio dei manifesti elettorali, quelli standard che il PCI realizzava in occasione delle elezioni.
Sono i primi anni Settanta e, come accadeva dalla fine della guerra, il PCI organizzava il rientro degli emigranti nei loro comuni di appartenenza per il voto. Quelli che venivano dalla Svizzera erano i più numerosi: l’Ufficio Emigrazione del PCI, che monitorava ed organizzava queste attività, stimava che nel 1963 gli emigranti provenienti dalla Svizzera fossero stati tra i 225.000 e i 230.000. E numeri simili si sarebbero registrati nelle elezioni del 1968.
Peraltro, le prime elezioni politiche degli anni Settanta erano molto importanti e delicate perché seguivano l’intensa mobilitazione della fine degli anni Sessanta, erano le prime da quando Berlinguer era diventato segretario di partito e, soprattutto, costituivano una delle possibili forme di risposta alla strategia della tensione. Il Pci, in quell’occasione, tenne, registrando anche un lieve aumento alla Camera: il vero salto si sarebbe registrato nelle elezioni successive, quelle del 1976, anche grazie al voto giovanile.
Ma questa è un’altra storia.
Il PCI mobilitava la propria capacità organizzativa in occasione delle elezioni, affiancando – e quasi entrando in concorrenza – con le attività del ministero degli Interni per favorire il rientro degli emigranti per il voto.
Come è stato scritto,
se è il ministero dell’Interno che organizza i treni speciali per far tornare a votare gli emigrati, è il PCI a riempirli
Nel 1968, per esempio, l’Ufficio Emigrazione comunicava di aver organizzato 63 viaggi e permanenze di parlamentari, sindaci e dirigenti di partito all’estero; di aver diffuso 196 000 pieghevoli Unità-Emigrazione, 18 000 simboli del partito, 16 500 dischi con l’appello del segretario del partito; 18 proiettori corredati dei film prodotti nel corso della campagna elettorale. Inoltre, al momento del rientro, gli emigranti venivano accolti alla frontiera o nelle principali stazioni da militanti con striscioni, volantini, bandiere e bandierine rosse. Sempre nel 1968, scriveva l’Ufficio emigrazione,
sono stati impegnati circa 2.500 compagni e compagne che sono rimasti entusiasti del contatto avvenuto con gli emigrati per la carica politica e lo slancio che manifestavano.

Ed è proprio questo il momento fermato da questa foto del nostro archivio, che si riferisce, con ogni probabilità, ad un treno di passaggio per Pescara e diretto verso il Sud.
Questa intensa attività, secondo l’Ufficio Emigrazione, faceva sì che la maggior parte degli emigranti che rientravano votassero per il PCI. Sempre nel 1968, scriveva:
si può ritenere che il 90% degli emigrati rientrati per votare hanno votato e fatto votare comunista. Si può dunque valutare – sulla base dello slancio politico e dell’entusiasmo che gli emigrati hanno portato nei paesi di origine e dell’influenza che ha avuto la loro presenza sul voto dei familiari, dei parenti e degli amici – che il rientro degli emigrati abbia recato all’avanzata del nostro partito un apporto da 400 a 500 mila voti.
Stime di cui è difficile avere conferme e che suonano forse ottimistiche ma che sembrano trovare una plastica rappresentazione nelle facce e nei pugni chiusi della foto, segno di un orgoglio e di un senso di appartenenza che la difficile vita dell’emigrante non avevano intaccato.
Per quei cittadini che lavoravano all’estero tornare non significava solo affrontare un viaggio lungo e costoso ma, soprattutto, aderire ad un atto collettivo, far valere la propria voce, partecipare alla costruzione e allo sviluppo della Democrazia.
Le citazioni e i dati sono tratti da
Lucie Bargel, Gli elettori del PCI degli anni Cinquanta e Sessanta, in D. Di Sanzo, G. Ferrarese, La questione migratoria. Le politiche del mondo comunista nell'Italia del Novecento, Carocci, Roma 2024
Le fotografie sono tratte dall'Archivio Fotografico della Fondazione, Federazione Provinciale di Pescara, b. 15. Sono state modificate per evitarne l'uso improprio
