Oggi festeggiamo il Primo maggio con un manifesto che abbiamo trovato nel nostro archivio.
È del 1974 ed ha una storia particolare.

Il Primo maggio è sempre stata una festa centrale nel calendario del movimento socialista, operaio e democratico: così importante che il Fascismo l’aveva cancellata, rimpiazzandola con la celebrazione del natale di Roma. Così importante che in pieno dopoguerra Pio XII vi sovrappose la solennità di San Giuseppe artigiano, in modo da dare una valenza cattolica alla festa del Lavoro.
Nel 1974, però, questa festa ha un sapore particolare, com’è evidente da quel grande NO che occupa quasi tutto lo spazio del manifesto. Se guardate bene, fra l’altro, vi accorgerete che non c’è alcun riferimento al PCI, né il nome né il simbolo.

A cosa si riferiva quel NO? Era davvero solo un invito a mantenere l’unità dei lavoratori?
In effetti, il sottotesto era un altro e rinviava implicitamente a quello che sarebbe successo una decina di giorni più tardi: il voto al primo referendum abrogativo della storia d’Italia, quello sul divorzio.

Com’è noto, il voto dell’11 e del 12 maggio 1974 fu una grande prova democratica, in cui gli italiani dimostrarono di essere più sensibili ai diritti civili di quanto immaginassero i partiti di governo e votarono largamente a favore del mantenimento del divorzio.
L’Abruzzo, fra l’altro, fu l’unica regione del mezzogiorno a votare compattamente NO, quindi contro l’abrogazione della legge

La campagna del fronte del SI, però, era stata molto aggressiva, con toni esasperati in cui si paventavano famiglie distrutte, figli e donne abbandonati: si era addirittura arrivati  a paragonare il divorzio al cancro.
Per questo il PCI aveva scelto di smorzare i toni attraverso una campagna coordinata in cui l’elemento dominante era quel NO “geometrico e sobrio”, come scrisse Umberto Eco.

Col senno di poi, però, possiamo dire che quel NO era forse qualcosa di più, almeno sul piano simbolico: un opporsi alla strada che stava prendendo in quei giorni l’Italia, stretta fra il terrorismo rosso e quello nero. Il referendum infatti si svolge nel pieno del rapimento del magistrato Mario Sossi da parte delle BR, e quindici giorni dopo ci sarà il sanguinoso attentato neofascista di Piazza della Loggia a Brescia. E poi erano i giorni in cui, tra crisi economica e shock petrolifero, l’Italia iniziava a scivolare in anni difficili di disoccupazione e crescita dell’inflazione.
Il PCI, che nel 1975 avrebbe iniziato a raccogliere un largo consenso elettorale, si proponeva come un ostacolo a questo scivolamento: e lo ricordava in uno dei giorni più simbolici del calendario civile, suo e di tutta l’Italia.